Sabato 7 dicembre ore 15-18 e Domenica 8 dicembre ore 10-13 14-16

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Marco Passavanti

Nel pensiero indiano il Sāṃkhya e lo Yoga sono spesso considerati due aspetti complementari di un unico percorso di liberazione. Se da un lato il Sāṃkhya privilegia l’indagine razionale sui principi ultimi della realtà, lo Yoga si basa su una particolare metodologia incentrata sull’azione. Analizzando alcune fonti antiche, quali le Upaniṣad, i testi buddhisti, il Mahābhārata, la Bhagavadgīta, gli Yogasūtra di Patañjali e le Sāṃkhyakārikā di Īśvarakṛṣṇa cercheremo innanzitutto di far luce su alcune concezioni fondamentali dello yoga. Questo patrimonio di idee e pratiche, che ha ispirato gli yogin indiani per secoli, è stato in parte recepito dallo yoga moderno transnazionale, ma spesso viene radicalmente stravolto o apertamente rifiutato: se infatti lo yoga di Patañjali si basa sulla visione dualista del Sāṃkhya, che postula una divisione incolmabile tra la coscienza (puruṣa) e la materia primordiale (prakṛti), nel mondo contemporaneo prevale una visione genericamente ‘olistica’ e integrata dell’individuo, incentrata sull’idea di armonia ed equilibrio.

Da dove proviene questa visione oggi prevalente? Chi ne è stato il promotore? Quanto è compatibile lo yoga di oggi con lo yoga di ieri? Provare a rispondere a questi interrogativi è l’occasione per riflettere più a fondo su cosa significa praticare oggi lo yoga e su quali sono gli scenari possibili della sua evoluzione.

Il seminario è rivolto sia ai praticanti esperti sia ai principianti.